Quando sei stato per anni il primo della classe, puoi permetterti qualche vaccata sicuro del fatto che la gente chiuderà un occhio. E così, quando in quella lontana notte parigina, la professoressa mi colse alle tre di notte a vagare per i corridoi dell'albergo nonostante il ferreo coprifuoco e le innumerevoli raccomandazioni, si limitò a guardarmi in modo severo scuotendo la testa e dicendo che da me non se lo sarebbe mai aspettato. Andai a dormire mortificato, aspettando una punizione che invece non arrivo né l'indomani mattina, né mai. Che poi la cosa fu anche piuttosto imbarazzante, perché io ero uscito dalla mia stanza senza permesso e ero per giunta sceso al piano sottostante che era quello delle femmine e probabilmente avevamo un po' esagerato con le risate e le chiacchiere e proprio nell'istante in cui chiudevo la porta della stanza della mia amica, per tornare nella mia camera, la professoresse di storia dell'arte da sempre una figa colossale infilata in abiti firmati e considerata da tutti la più gnocca della scuola, aveva aperto la porta della sua stanza con i bigodini in testa e una vestaglia di panno che neanche la sora Rosaria della salsamenteria giù in fondo alla strada. Io il primo della classe in giro a fare bagordi e lei da sempre impeccabile, conciata come una delle sorelle di Marge Simpson. Quando si è sempre stati intoccabili come un dio, mettere un piede in fallo può essere considerato un gesto di umanità. E così, quando il giorno dopo la vidi fare colazione nel ristorante dell'albergo tutta fasciata in un tubino nero probabilmente Chanel, lei mi guardò annuendo e io capii che entrambi ci eravamo perdonati il nostro piccolo incidente di percorso e così non raccontai a nessuno di quella piccola défaillance notturna. Ok, questo non è del tutto vero, perché ad essere sincero lo dissi a tutta la classe di averla vista con i bigodini e la vestaglia di flanella, ma aggiunsi anche che era un segreto e quindi di non dirlo ad anima viva, il che mi scagiona perché è un po' come non averlo detto a nessuno. Ecco. Io nuovamente con i miei libri sottomano, lei nuovamente la porfessoressa più sexy del pianeta. Quando sei stato per anni il primo della classe puoi anche macchiarti di qualche peccato veniale e nessuno ne terrà conto. Ma il povero Christian Navarra della quarta B, di peccati veniali alle spalle ne aveva decisamente troppi, con l'aggravante che in italiano non aveva mai superato il quattro e così, quando quella stessa notte fu beccato mentre vagava per i coridoi dell'albergo, proprio dal professore di italiano, il risultato fu che disse addio ai bagordi notturni, costretto a dormire per il resto della vacanza in stanza con lui.
E così quella gran paracula di Madonna decide di far uscire l'ennesima raccolta di successi ormai triti e ritriti e ci piazza dentro anche un paio di nuovi singoli così, tanto per essere sicura che la gente se lo vada a comprare. Uno dei singoli di traino è questa Celebration che ormai si inizia a sentire talmente tanto che il ritornello lo fischietta anche il pappagallo del negozio di animali in fondo alla piazza. Secondo me è solo una minestra riscaldata e poteva essere benissimo uno dei brani scartati di Confession On A Dancefloor. Se non ci credete provate a cantare la sua strofa sulla base di Get Togheter e non vi accorgerete di nessuna differenza. Il problema però, è che Madonna è ormai talmente intoccabile che qualunque vaccata tiri fuori, viene accolta come fosse il capolavoro della stagione che in confronto la Nona Di Beethoven è una filastrocca da fischiettare sotto la doccia. Questa Celebration ha il ritmo che fa tanto discoteca della Riviera e anche se magari non entrerà nei cuori della gente, sicuramente entrerà nelle loro chiappe che non muovere il culo con questo ritmo è veramente difficile, tanto che se non mi avessero detto che era di Madonna, sinceramente l'avrei pure scambiata per uno dei tanti brani estivi alla Gigi D'Agostino che ogni anno affollano le Hit Mania Compliation. Che poi, se proprio vogliamo essere pignoli, il pezzo dance dell'estate già l'aveva tirato fuori l'eterna seconda Kelly Rowland con la sua When Love Takes Over che sinceramente spacca veramente un casino (tanto per utilizzare un linguaggio giovane), ma non c'è nulla da fare, Kelly non è Madonna e presto più nessuno ricorderà la sua collaborazione vincente con David Guetta, mentre invece l'ennesima canzone inutile dell'ormai cinquantenne dedita alla Cabala, farà presto piazza pulita in ogni negozio di musica. È la legge del primo della classe, la legge del "...io sono Madonna e tu non sei un cazzo". E da che mondo è mondo, i finocchi ci son sempre caduti con tutte le scarpe.
...ho 30 e non capisco per quale cavolo di motivo nella tua rubrica sul Vanity, ti scrivono solo neo adolescenti che hanno alle spalle storie complicatissime tra amanti, tradimenti, orge di gruppo e relazioni con uomini sposati. No, perché poi tu gli dai sempre delle risposte acidissime a queste qui che secondo me le odi, ma loro continuano a mandarti imperterrite lettere tutte uguali e tu continui a pubblicarle chi sa per quale motivo.
"Ho 15 anni e la mia vita mi spaventa perché temo di finire come mia madre." firmato Jaja94
Ma anche io ero così complicato da adolescente? Si, va bene, qualche bel pianto me lo sono fatto, sbattendo i pugni contro la porta e urlando a gran voce che tutto nella mia vita stava andando storto. Ma quel giorno i miei genitori mi erano venuti a prendere alle undici di sera a quella festa troppo divertente e già vedere arrivare i propri genitori così nel bel mezzo della festa è abbastanza umiliante, figuriamoci essere trascinati via mentre tutti ancora si divertono e il festeggiato non ha neanche spento le candeline e tu, sei costretto a salutare tutti con la coda tra le gambe e inventare una scusa plausibile a tutti quelli che continuano a chiederti per quale motivo vai già via e poi con aria più sospetta, se quei due alla porta sono i tuoi genitori. "Si, abbiamo avuto un problema in famiglia, devo proprio scappare, sai, mia nonna non sta bene...", questa è l'unica scusa che potrebbe in qualche modo salvarti, perché se dovessi dire la verità e cioè che i tuoi genitori stavano a una cena a due isolati da lì... beh, allora avresti dovuto cambiare quartiere, se non addirittura città dalla vergogna. Queste erano le tragedie che mi affliggevano a quindici anni cara Mina. Altro che le lettere che ti spediscono di queste sprovvedute sedicenni che chiedono consiglio su come scappare con un uomo sposato. Va bene che io sveglio non sono mai stato e che a sedici anni avevo si e no baciato una ragazza, però cavolo! E' anche vero, che in The O.C. questi avevano dei problemi che io non li ho neanche adesso che ho trent'anni, però c'è anche da dire Ryan sedici anni, non li avrebbe dimostrati neanche dopo sette lifting e lo so che per voi neosedicenni sto parlando di preistoria che adesso voi avete Gossip Girl e tutti questi nuovi telefilm patinati, con queste bionde fighissime che hanno sempre un iPhone cromato tra le mani, tutte prese a mandare e-mail e sms e invece quando ero ragazzino io, il cellulare neanche esisteva. Ne aveva comprato uno mio padre e era costato più o meno come una villa in campagna e era un Motorola grande come un citofono che si apriva con uno sportellino davanti alla tastiera e l'antenna che si estraeva e io però non potevo usarlo e se conoscevo qualcuno dovevo per forza dargli il numero di casa e vi immaginate voi un uomo di trentacinque anni che chiama a casa e risponde mia madre? "Tesoro, c'è un signore che ti cerca... ma chi è? Hai combinato forse qualcosa di brutto?" "No, tranquilla mamma ha la voce matura perché è ripetente...". Questi cellulari si che hanno innaffiato il mondo di emancipazione e indipendenza! Insomma cara Mina, concludo questa lettera perché ho già perso il filo del discorso almeno sette volte. Sono veramente così cambiati i tempi rispetto a quando ero io, il piccolo adolescente che si avvicinava per la prima volta all'amore? Di storie travagliate ne ho avute, ma le miei in confronto a quelli che leggo sulla tua rubrica, sembrano i racconti di una suora di clausura. Bisogna per forza fare cose pazze, per sentirsi vivi o ci si può accontentare delle cose semplici che offre la vita? E se poi arrivato a trent'anni scopro che sono diventato come mia madre?
Conosco alcune persone che quando ti salutano con il bacetto, non emettono alcun suono. Son lì che si sporgono verso di te, ti sfiorano la guancia e mentre tu pronunci i due classici "smack, smack", loro rimangono muti senza dire nulla. No dico, ma che mi saluti solo con due zigomate? Perché è piuttosto imbarazzante sentire solo il suono della propria voce che fa un verso come stesse chiamando un gattino per la pappa. Se non ti va di salutarmi con il bacetto, anche una stretta di mano va bene insomma, però che sia una vera stretta di mano e non quelle cose che sembra di stringere un panetto di burro e neanche una di quelle strette che pare di mettere la mano in una morsa che io non capisco, nessuno vuole fare la figura della figa moscia, però ci son certi che la mano te la disintegrano e io insomma, non è che son proprio delicato ecco, però andate ci piano! Non sono mai stato tipo da bacetto che ormai li do perché è entrato in uso comune non si sa per quale motivo, però bho, fosse per me non li darei mai e poi prima non mi pare fosse una cosa così di moda, quando ero più piccolo intendo. Alle medie non salutavo mica i compagni di classe con il bacetto?! Però ora che ci penso, ricordo un periodo delle superiori in cui si salutavano le persone addirittura con tre baci che due era diventato da sfigati vai a capire per quale motivo, ma quelli erano gli anni novanta e sinceramente di sensato negli anni novanta c'era veramente poco, dico, vogliamo ricordare i pantaloni corti alle caviglie e la vita alta? Comunque ecco, preferisco una bella stretta di mano, un abbraccio se proprio ho davanti delle persone che ho piacere di salutare, ma il bacetto mi fa così impersonale. Che poi quando si è in un gruppo di persone con qualcuno che non si conosce bene, va a finire che c'è sempre l'imbarazzo del "bacetto si, o bacetto no?". Che mettersi a fare distinzioni tra figli e figliastri "tu si mi sei simpatico ti saluto con il bacetto, tu invece insomma e allora ti do solo una pacca sulla spalla", ecco fa brutto. I migliori comunque sono quelli che ti salutano con il bacetto, ma invece di sfiorarti guancia su guancia, no, loro ti baciano propri con tutte le labbra che ti lasciano anche un po' di sbavuccio e non si capisce il motivo, ma quelli che fanno questa cosa disgustosa, sono sempre quelli che faresti di tutto per non salutarli e proprio quando pensi di averla scampata ecco che ti spuntano da davanti con un sorriso a cinquantasette denti. Variante di questa categoria, ci sono quelli che hanno una mira anche migliore del campione del mondo di freccette che secondo me lo fanno apposta e mentre tu ti giri per porgere loro la guancia, loro ti hanno appena baciato sulla punta esterna del labbro che se non ti spostavi all'ultimo secondo, ti avevano pomicato come due adolescenti sulla panchina dei giardini pubblici che io non capisco mai per quale cavolo di motivo mi devi dare un bacio sulle labbra se A) non siamo fidanzati, B) non sei il vincitore di mr. gay Europa C) non so neanche come ti chiami. Una volta almeno c'era il baciamano che al massimo ti slinguazzavano il dorso della mano, ma non c'era pericolo di beccarsi l'herpes da uno sconosciuto ecco.
C’è questa mamma con la carrozzina che si è fermata di traverso sul marciapiede che la gente non riesce più a passare e mi domando come cavolo ti viene in mente di fermarti in quel modo se vai in giro con un rimorchio di quelle dimensioni che quella più che una carrozzina, pare una roulotte. Ogni persona che passa fa un complimento a quel fagottino indifeso e la mamma si mette a parlare con tutti quanti e in meno di dieci minuti conosco vita morte e miracoli del piccolo Tommaso e poi arriva questa signora con il figlio per mano che fa i soliti complimenti di rito al neonato e poi rivolgendosi al figlio dice "...tu ormai sei grande, hai sette anni, guarda che bellino che è questo bambino, non vorresti un fratellino così piccolo?" e in quel momento vorrei alzarmi e andare da quella mamma per darle un ceffone. No che non lo vuole un fratello più piccolo che gli ruberò tutte le attenzioni e giocherà con i suoi giocattoli rompendoli senza cura, no che non vuole essere messo in secondo piano, ma sono domande da fare dico io? Se mia madre mi avesse chiesto se volevo un altro fratellino, le avrei detto di cucirsi quel buco tra le gambe che io uno già ce lo avevo e non mi serviva proprio di stravolgere tutta la mia vita, per un ultimo arrivato. Ecco cosa le avrei risposto e invece a me non ha chiesto nulla e nel giro di pochi mesi è arrivato il guastafeste. Io, che per sette anni ero stato il più spupazzato, improvvisamente venivo messo da parte per un bambino con troppi capelli per essere così nuovo. E non datemi del geloso che se proprio vogliamo dirla tutta, è stato mio fratello grande che quando sono nato io si è fatto venire gli attacchi di asma pur di attirare l'attenzione che poi lo posso anche capire che per due anni sei il centro del mondo e poi arriva un altro a romperti le uova nel paniere, è uno shock. Però lui era il primo e quindi per primo avrebbe fatto tutte le esperienze attirando a se le attenzioni. Il primo dentino caduto, i primi passi da solo, il primo giorno di scuola, la prima fidanzatina e io potevo fare anche un salto mortale carpiato, ma se lo aveva già fatto lui, non avrebbe mai avuto lo stesso effetto. Essere il secondo però aveva anche i suoi vantaggi dato che ancora potevo godere di un certo prestigio agli occhi dei parenti che telefonavano per sapere come stava il piccolo di casa, ma quando mia madre rimase incinta, vidi la mia coroncina di lapislazzuli da reginetta della culla, passare dal mio capo a quello del mio nuovo fratello indesiderato. Il fratello grande rimase quello delle prime volte e il piccolo divenne presto il nuovo catalizzatore di attenzioni perché in definitiva i cuccioli fanno sempre tenerezza. Quando nacque, io avevo sette anni e la mia fase della tenerezza era passata da un bel pezzo. Avrei voluto spingere la carrozzina giù per una rampa di scale, come in quella scena de La Corazzata Potëmkin, ma sapete che vi dico, che allo stesso tempo mi scattò una sorta di istinto materno che mi portava ad essere apprensivo con quel ruba attenzioni e se mia madre era ormai arrivata al terzo figlio e era stufa di ripetere sempre le stesse cose e non aveva più quell'ansia e apprensione del neo-genitore c'ero io che invece ero in un continuo stato di panico e così, nonostante lo odiassi, la notte non dormivo con il terrore che quel batuffolo di carne, soffocasse nel sonno e vi assicuro che non è facile organizzare un piano per sbarazzarsi di un fratello, quando hai anche l'ansia che si faccia del male da solo. Così, negli anni che dovevano essere i più spensierati della mia vita, mi ritrovavo a crescere un fratello in un mondo fatto di spigoli acuminati e pericoli impervi e continuavo a vivevo all'ombra di un fratello maggiore che continuava a stupire con le sue prime volte e io cercavo di non ripercorrere neanche una delle sua scelta per attirare almeno un minimo di attenzione su di me e se lui giocava a calcio e sceglievo la pallavolo, se lui era amico dei ripetenti, io mi sedevo al banco con i secchioni e se lui usciva con la ragazza, io con il ragazzo. Vabbè, questo in verità è successo molto tempo dopo...
Ormai sono cresciuto e questi vecchi rancori fanciullesci sono passati, anche se non perdonerò mai mio fratello piccolo per avermi sotterrato e perso i miei pupazzi quelli che avevano l'insetto gigante come alleato oddio, come si chiamavano? Io ne avevo tre, di cui il capo era quello con la mosca gigante che ci si metteva la mano dentro come fosse un guanto e poi altri due con degli insetti strani tipo scorpioni e ditemi come minchia si chiamavano che è da oggi che ci sto pensando e non mi viene in mente. Adesso ho trent'anni e mio fratello piccolo è decisamente adorabile, anche se è cresciuto prendendo il peggio da me e il peggio da mio fratello e anche se ancora non capisco il perché quando è nato, i miei genitori non lo hanno piazzato in un collegio Svizzero fino ai diciotto anni. La mia infanzia ne avrebbe beneficiato non poco e magari lui avrebbe imparato bene una lingua straniera, che si può volere di più?!
E così finalmente habemus percorso. Si parte da Piazza Esedra e si arriva a Piazza Navona proprio come lo scorso anno.
Ah, già per chi non lo sapesse faccio una breve premessa. Sabato prossimo ci sarà il Gay Pride a Roma e l'organizzazione ha trovato non pochi ostacoli, perché pare che all'inizio avessero dato l'autorizzazione dicendo che si, assolutamente il gay pride si può fare figuriamoci se vietiamo una manifestazione simile, però poi: vicino San Giovanni non si può passare, perché c'è già una manifestazione religiosa e la settimana dopo non si può fare, perché c'è la festa di San Giovanni e se i finocchi incontrano i religiosi prendono fuoco come i vampire con l'acqua santa e a Piazza Del Popolo no, non si può andare perché così tanta gente non ci entra anche se poi ogni anno ci organizzano mega concerti che l'ultimo sulla lista è stato quello di Ben Harper e allora si potrebbe fare lo stesso percorso dello scorso anno da piazza Esedra a Piazza Navona, ma no, non si può neanche quello perché lì vicino c'è la chiesa della Madonna di Loreto e questa motivazione giuro che non l'ho capita e vi assicuro che no, non me le sto inventando, sono tutte dichiarazioni documentate nero su bianco e allora l'unico percorso possibile pare essere quello che va dalla Bocca Della Verità a Piazza Navona che tradotto per i non romani significa una passeggiata di più o meno quindici minuti che tanto vale incontrarsi tutti con una video chattata su Skype. Rimango perplesso dinnanzi a tutte queste difficoltà che ha alzato la questura di Roma e per un attimo decido di essere indignato con questa società omofoba, ma poi mi fermo a riflettere.
Il mio primo Gay Pride l'ho fatto nel duemila (o duemilauno... bho) e ricordo la musica e i carri con i go go boys e la gente, tanta gente e coriandoli, bandiere e le trans con gli abiti colorati e le trans che invece gli abiti li avevano lasciati a casa e i finocchi vestiti stravaganti e i finocchi vestiti normali e gli amici che ridono e scherzano e il percorso sotto il sole cocente e la sensazione di far parte di qualcosa di importante e i passanti che guardano curiosi e l'orgoglio di esserci e di perseguire un'ideale. Il mio primo pride fu emozionante e anche il secondo è stato emozionante, ma se dovessi fare una descrizione, probabilmente scriverei le stesse identiche cose che ho dette riguardo al primo pride e stesso discorso anche per il terzo e il quarto e per tutti quelli che mi sono fatto fino ad oggi. Da quando il Gay Pride è diventato un appuntamento fisso come le feste di Natale o Il Grande Fratello? E come tutte le cose che vengono ripetute per troppo tempo senza innovazioni, alla fine diventano un automatismo che perde il suo significato originale, come si stesse recitando una preghiera a memoria o come il tragitto per arrivare a lavoro. Ad oggi ho l'impressione che l'ostinazione di questo Gay Pride, sia solo quella di avere un percorso lungo, perché altrimenti la festa finirebbe troppo presto e un percorso più corto parrebbe una castrazione e a percorrere dalla Bocca Della Verità a Piazza Navona non si farebbe neanche in tempo a sentire tutto il cd dei grandi successi di Raffaella Carrà. Non lo so, ma questo nuovo pride mi sembra solo una presa di posizione. Un enorme involucro vuoto. Un pride è un vero pride solo se si cammina per dieci chilometri e si attraversa il cuore della città? Perché se è così, allora tanto vale darsi tutti appuntamento alla maratona di New York che almeno ci facciamo una bella sfacchinata e quando arriviamo al traguardo oh, cazzarola se abbiamo camminato! Mi domando se lo scopo di un gay pride sia quello di bloccare i cittadini e far deviare il traffico facendo sentire in questo modo la sua presenza ingombrante e a questo punto la video chattata su skype non mi sembra più tanto un'idea stupida che almeno farebbe notizia e wikipedia la segnerebbe come la più grande chattata mai eseguita in rete e magari Barbara D'Urso ne parlerebbe anche nel suo Show Dei Record tra una donna gatto e un uomo più basso del mondo. Ho l'impressione che questo Gay Pride, sarà l'ennesima esibizione di corpi, fotocopia a tutti gli anni passati che presto cadrà nel dimenticatoio dopo il solito servizio al tg. Esistono alternative valide o siamo costretti a rivivere questo deja vu per il resto dei nostri gaygiorni? Non lo so, ma perché per un anno anziché fare la solita marcia, non si può pensare a qualcosa di diverso e dargli ugualmente il nome di gay pride? Per esempio io mi immagino un intera giornata dedicata ai gay, dove tutti i finocchi che fanno i parrucchieri scendono in piazza e fanno i capelli gratis alle signore e tutti i finocchi truccatori fanno un corso di trucco e i finocchi attori preparano uno spettacolo teatrale a cielo aperto e poi altri finocchi che si incontrano con i i finocchi che hanno paura di essere finocchi e magari si incontrano anche con i genitori impauriti dai figli finocchi e poi la musica e la festa e i finocchi cuochi che vendono delle torte e poi bho, non lo so, non è che posso organizzare tutta una giornata qui in cinque minuti e adesso magari sto solo farneticando, ma a pensarci bene è tanto una cattiva idea? A me questo fiume di gente che attraversa la città come fosse un carrarmato non convince più molto. Poteva avere un senso in un America degli anni sessanta dove la comunità omosessuale era arrabbiata e doveva manifestare la propria forza e alzare la voce, ma l'orgoglio omosessuale del nuovo millennio, non dovrebbe essere forse di integrazione scendendo in piazza e mischiandosi con la popolazione etero, piuttosto che solcare le vie delle città chiudendosi in uno spettacolo osservabile solo dall'esterno? Io sabato ci sarò, ma non sono sicuro che questo gay pride mi rappresenti ancora.
Ho diciassette anni e la farmacista mi sta guardando da dietro i suoi spessi occhiali mentre poso sul bancone una confezione di preservativi. Ho preso i primi che mi son capitati che non volevo stare troppo tempo lì davanti a scegliere come avrei potuto fare con un flacone di shampoo che allora mi sarei messo a leggere tutte le proprietà, per capelli fini, secchi, con forfora, alle proteine della seta e via discorrendo, no ho preso i primi che ho trovato cercando di avere un'aria sicura di quello che i preservativi li compra sempre sperando che non abbiano capito che invece è la mia prima volta e la farmacista davanti mi sta fissando con i suoi occhi a raggi x e sento che mi sta leggendo dentro e probabilmente sta immaginando la scena di quando aprirò goffamente quella confezione e la vecchietta alle mie spalle quando mi vede tirare fuori quella scatola, ho l'impressione faccia un passo indietro guardandomi in malo modo come si potrebbe guardare un ragazzo che ha smarrito la retta via e la farmacista mi domanda con la sua voce da megafono, se oltre ai preservativi mi occorre qualche altra cosa e mentre pronuncia quella frase, la mamma con la carrozzina che sta scegliendo un nuovo ciuccio per suo figlio si gira a fissarmi e la farmacista ha urlato talmente tanto che credo l'abbiano sentita anche a Latina che Dio la fulmini e se per caso qualcuno non se ne fosse accorto, ora tutti sanno che ho comprato dei preservativi e il cuore inizia a battere forte e improvvisamente mi sento avvampare, come se avessi fatto una cosa proibita e mentre la farmacista mi incarta quella confezione come un pacco regalo i suoi movimenti sono lenti e tutti continuano a fissarmi o almeno mi sembra lo stiano facendo e lei è talmente lenta e meticolosa che mi aspetto tiri fuori da un momento all'altro anche il nastrino dorato per concludere il suo pacchetto opera d'arte e sento salire dentro di me l'ansia e l'emozione allo stesso tempo perché ho l'impressione di aver rivelato ad alta voce uno dei miei segreti più intimi e sono sicuro che tutti si staranno chiedendo dove e con chi aprirò quella scatola e quando la farmacista mi consegna il pacchetto, pago e esco con passo svelto senza alzare la testa per non incrociare lo sguardo della gente che ormai sa che farò sesso e da un certo punto di vista, è come se lo avessi appena fatto lì davanti a loro.
Sono passati tredici anni e mi ritrovo ancora una volta lì, davanti alla cassa a provare quelle stesse emozioni e lo stesso nodo allo stomaco e la sensazione che tutti mi stiano guardando e leggendo dentro e cerco di essere disinvolto, ma le mani mi sudano mentre consegno alla cassa... il cd di Alessandra Amoroso. Pago e mi affretto a farlo sparire all'interno della busta, ma ormai la gente ha visto il mio segreto e si starà immaginando che canto Immobile davanti allo specchio usando una spazzola come microfono. (Ovviamente quest'immagine di me che canto con la spazzola, è frutto di pura fantasia... io non ho una spazzola!).
Riflettevo oggi, su un argomento molto interessante che terrà molti lettori con il fiato sospeso, ovvero la sindrome da Kelly Rowland.
Fosse stato ancora in vita Darwin, scommetto ci avrebbe scritto decine di trattati, altro che starsene nelle Galapagos a studiare le tartarughe, la sindrome da Kelly Rowland esiste e colpisce molta più gente di quanto si possa immaginare. Si perché in ogni gruppo che si rispetti, c'è sempre qualcuno più fico di te che riesce in tutto quello che fa e ha sempre la strada in discesa e non si capisce per quale motivo, tu ti fai il culo a strisce per raggiungere i tuoi obiettivi e questo invece fa sempre tutto subito e senza fatica. Il mio ex era un po' così', io una povera Kelly Rowland costretta a sudarmi tutto e lui una Beyoncé con tutte le porte spalancate. Kelly avrebbe tutte le carte in regola per sfondare e invece la mettono al fianco di Tiziano Ferro*, mentre Beyoncé sforna un tormentone dopo l'altro.
Ma ecco un breve riassunto chiarificatore per chi fosse completamente a digiuno da argomento Destiny's Child. Kelly è la sorellina sfigata delle Destiny's. Non sfigata quanto Michelle Williams, questo è ovvio e non prendo neanche in considerazione quelle tre che hanno fatto fuori insabbiando i loro nomi come fossero un x-files sugli UFO, però insomma... ma partiamo dall'inizio. Nel 1990 nascono le Destiny’s Child, gruppo r&b americano originariamente formato da quattro ragazze: Beyoncé che è la panterona sexy con la voce da solista nonché figlia del produttore, poi c'è Le Toya il cui unico segno di riconoscimento è il fatto di avere la frangetta, La Tavia, famosa per la sua faccia tonda come una luna piena e i capelli rossi e poi c'è lei, l'anonima con i capelli corti che in tutte le foto del primo album ha un'espressione che pare voler dire "Oddio, sta succedendo proprio a me?!" Kelly Rowland per l'appunto. Qualche anno dopo, la formazione cambia e l'anonima con la frangia viene fatta fuori, come anche la facciona dai capelli rossi e al loro posto subentra un'altra che sfido chiunque a ricordare il nome dato che è rimasta nel gruppo per il tempo di uno starnuto e poi entra anche un'altra anche lei talmente anonima da poter essere scambiata con le precedenti che conosceremo poi con il nome di Michelle Williams, ma a questo punto il pubblico si sarebbe accorto della mancanza di una con i capelli rossi e allora per sviare ogni sospetto, ecco che i produttori decidono di tingere di rosso i capelli a Kelly Rowland e si, lo so che la trrama sembra quella di una puntata di Beautiful, ma invece è tutto vero. Con questa nuova formazione il gruppo riscuote un notevole successo e conquista definitivamente il grande pubblico che finalmente imparerà a conoscerle i loro nomi: Beyoncé Knowles, KellyLaRoscettaRowland e l'Altra.
Mentre Beyoncé prepara il suo primo album da solista, ecco che Kelly fa il colpaccio incidendo una canzone con il rapper Nelly e ottenendo un successo internazionale inimmaginabile, se non fosse che Kelly è relegata a dire solo le due parole del ritornello e tutti si ricorderanno di quel brano, come della canzone di nellyekelly senza distinguere bene chi sia l'uno e chi l'altra. Per il secondo cd però, avviene l'impensabile e KellyLaRoscetta decide di farsi crescere i capelli e tingerli del suo colore naturale, piombando nuovamente nell'anonimato più totale e il suo disco è un mezzo flop tanto che per correre ai ripari, devono chiedere a un famoso dj inglese, di remixare l'unica canzone decente dell'album e in effetti l'idea è vincente perché quel brano pompa e il cd esce nuovamente nei negozi in una versione delux e la Rowland si porta a casa un paio di spicci.
Ovviamente però, nel periodo in cui Kelly cerca di trovare consensi come solista, arriva la Beyoncé che sforna tre album uno di fila all'altro mettendo a segno una marea di hit e allora la Rowland ci prova con il cinema, ma un ruolo nel film Sex And The City, le viene soffiato sotto il naso dalla nuova promessa Jennifer Hudson, mentre invece Beyoncé diventerà la protagonista di Dreamgirls ottenendo l'ennesimo successo. Che fastidio. Ora, dico io, ma la povera Kelly, come potrà sentirsi mai ad essere sempre seconda? Sindrome da Kelly Rowland appunto.
È curioso notare, come la stessa Jennifer Hudson che aveva rubato la parte a Kelly per Sex And The City, sarà poi candidata all'Oscar al posto della Beyoncé per l'interpretazione in Dreamgirls e si porterà anche a casa i 33 centimetri di statuetta dorata e io non oso neanche immaginare quanto stesse sghignazzando sotto i baffi la povera eterna seconda Kelly. Qualche volta la giustizia ci mette il suo zampino. Ma questa è un'altra storia.
*tra parentesi, ma a voi questa canzone non ricorda qualcosa, io è da giorni che ce l'ho in testa ma non riesco a focalizzare questo ricordo eppure sono convinto di averla già sentita. E altra riflessione: al minuto 1.10 del video, che cavolo dice Tiziano Ferro? Perché io capisco solo "Amo Vincenzooo!"
Stavo notando, che a New York ho fatto quasi settecento foto. Se ci aggiungiamo quelle fatte dalla mia amica e dal mio fidanzato, arriviamo a quota 1385. Temo proprio che i miei amici preferiranno infilarsi degli spilli negli occhi piuttosto che essere invitati a casa per vedere le foto del viaggio. Però in fin dei conti non è mica colpa mia, sono queste macchinette digitali moderne che invogliano a fare un miliardo di foto che ogni volta dico che quando arrivo a casa quelle brutte le butto e tengo solamente le più significative e quindi sto lì a fotografare qualunque cosa mi passi davanti neanche fossi un autovelox e poi però quando torno a casa non ho mai il cuore di buttare nulla e ecco che adesso mi ritrovo con un miliardo di foto che nessuno vorrà mai vedere. Tempi belli una volta, quando c'erano solo i rullini da 12, 24 e 36 pose. Oddio che ho detto! Rullino?! No dico, ma vi ricordate quando le macchine fotografiche funzionavano con il rullino? (e la cosa più triste è che qualcuno di voi si starà anche chiedendo “il cosa?”). Rul-li-no. Mio dio, mi sembra di essere nato un milione di anni fa, quando si cambiava canale alla televisione girando una manopola e alla radio trasmettevano gli sceneggiati a puntate. Eppure non sto parlando del pleistocene, i rullini si usavano fino a qualche anno fa e si, lo so che qualche spocchioso della fotografia starà pensando che la pellicola di una volta non è andata in pensione, ma che anzi le vere foto sono solo quelle che si sviluppano come si faceva una volta, ma adesso toglietevi la scopa dal culo e accettate il fatto che le macchinette digitali le vendono anche al discount e che hanno semplificato il modo di fare fotografia a noi comuni mortali che non ci chiamiamo Helmut Newton. Ricordo la mia prima macchina fotografica, me la regalarono per la comunione e era una super compatta della Kodak, grande più o meno come un comodino. Aveva questo sportellino sul retro dentro il quale si doveva inserire il vecchio rullino e bisognava stare attenti che i dentini facessero bene prese nei fori della pellicola, perché non sto neanche a dirvi quante volte ero tornato a casa credendo di aver fatto un milione di foto, ma il rullo non aveva girato e non vi dico neanche quante altre volte aprivo lo sportellino per cambiare la pellicola, facendo prendere luce al rullino e mandando a cagare tutte le foto. Del mio viaggio a Firenze con la classe, conservo solo tre foto completamente bruciate dal sole. Ma che ne sanno i ragazzi di oggi di quello che abbiamo dovuto patire noi vecchie leve degli anni ottanta?! Sante macchinette digitali, dovrebbero darci un sussidio mensile a noi poveri ragazzi che abbiamo trascorso questi anni difficili, come ai reduci della guerra in Vietnam!
A New York hanno tutti l'iPhone o il BlackBerry che se non ce li hai non sei nessuno e la cosa bella è che lo usano in continuazione, quando sono in strada, fermi a bere un caffè, nelle gallerie della metropolitana che ti domandi come facciano a trovare il segnale che al tuo risplende solo la scritta nessun servizio e addirittura in discoteca la gente continua a scrivere mail e messaggi che non si capisce cosa abbiano tanto da raccontare, ma forse avessi una rete wireless che prende ovunque anche nella mia città, pure io manderei foto e e-mail al mondo intero.
Il Central Park è un angolo di vede dove tutti corrono per tenersi in forma e addirittura ci sono le mamme che corrono spingendo le carrozzine e la gente in rollerblade e chi gioca a baseboll e tutti fanno del sano sport all'aria aperte circondati da alberi e verde in una città dove lo smog si taglia a fette che la sera torni a casa che hai i capelli che sanno di Shell V-Power che se li strizzi fai il pieno al motorino. Io ovviamente da bravo italiano al Central Park ci sono andato non per correre, ma per fare il pic-nic di pasqua con le buste di cibo che mi mancava solo il pane con la frittata e l'insalata di riso. E comunque Dean & Deluca è un vero paradiso di prelibatezze culinarie e poco importa se il cus cus viene venduto come fosse fatto da pepite d'oro perché solo andare in giro con la sua bustina bianca dal gusto minimal fa già stare meglio.

Il Guggenheim Museum è un edificio spettacolare che incanta con le sue forme curve, ma la collezione permanente è a dir poco inutile e l'esposizione temporanea che presentavano in questo periodo era qualcosa di orrendo che due scimpanzé avrebbero sputo fare di meglio. E poi ancora mi domando il perché nel Metropolitan Museum ti puoi avvicinare ai quadri talmente tanto da sfiorarli con le sopracciglia e li puoi pure fotografare e se ti vuoi portare a casa un Picasso secondo me ti dicono anche di si, mentre invece qui che ci sono delle cagate pazzesche, non ti fanno fare una foto neanche all'ascensore del museo.
A New York tutti hanno sempre un bicchiere di caffè in mano che se non bevi caffè americano in qualunque momento della giornata non sei nessuno e per me che non mi piace il caffè, vi dico che il Vivanno dello Starbucks è qualcosa di incredibilmente godurioso, ma non prendetene più di uno al giorno perché l'effetto purga è assicurato.

A New York tutte le ragazze hanno una borsa della Coch che se non hai al braccio una Coch non sei nessuno e per essere veramente chic e trendy devi avere una Coach che costano pure un sacco di soldi e io non capisco come facciano ad essere così popolari delle borse che sembrano un'imitazione delle Gucci.
La Statua della Libertà è molto più bassa di quanto si possa immaginare che quando sono sceso dal traghetto la prima cosa che ho pensato è stata: “E io son venuto per vedere sta nana cicciona?”. Si, perché la Statua della Libertà dal vivo oltre ad essere bassa, è pure tozza come un barile che secondo me nei film la allungano più di Melanie C nel video di If That Were Me che in quel periodo pesava cento chili ma sembra essere snella come una libellula e alta come la Stefaneko e insomma, alla fine della fiera la Statua Della Libertà è solo una grande inculata turistica, ma che fai, non ci vai a vederla?

Costanzo: Lui è un uomo coraggioso perché va in giro vestito così...
Qualche sera fa il buon Insy era ospite al Maurizio Costanzo per presentare il suo libro e parlare di omosessualità che ovviamente non è che a Insy lo invitano per parlare delle centrali nucleari in Italia e quindi si stava tutti allegramente parlando di finocchi, quando ad un certo punto interviene questo tipo vestito come una sposa con tanto di collana di perle, giacchetta bianca avvitate e cappello messo di tre quarti sulla testa e per un istante sono tutti d'accordo nel dire che è una persona coraggiosa a vestirsi così e chi lo giudica è una persona cattiva. Ma tu guarda, e io che stavo giusto pensando che era ridicolo... sarei dunque cattivo? Io con questa faccetta d'angelo!? Ok, allora se mi dite che sono cattivo, faccio veramente il cattivo, perché mica posso essere sempre quello che scrive racconti sentimentali alla libro Cuore e che parla di futilità e di Lindsay Lohan e tra parentesi, avete visto il suo nuovo spot per la Fornarina quanto è adorabile?! Ma tornando a Costanzo; da quando vestirsi male è sinonimo di essere coraggiosi? Nel senso, coraggioso è andare a fare la cacca in un bagno pubblico o la mia donna delle pulizie quando entrava in camera scavalcando montagne di vestiti era coraggiosa, ma da quando vestirsi in modo assurdo è diventato coraggioso? Perché allora anche Camilla è coraggiosa a mettere i suoi cappelli con piume di fagiano e anche mia madre è coraggiosa ad ostinarsi ad indossare i jeans a vita alta. Ma soprattutto, cosa c'entra tutto questo con l'omosessualità? I gay sono quelli che si svegliano tutti i giorni e vanno a lavoro a prescindere dall'abito che portano, sono quelli che si incontrano con gli amici per andare a mangiare una pizza, che leggono il giornale, che comprano Vanity Fair, che fanno cose che farebbe qualunque altra persona con un minimo di cervello e si, magari qualche volta hanno una voce effeminata o si muovono come Jessica Rabbit o qualche volte sono muscolosi e barbuti, ma questo cosa c’entra con gli abiti che indossano? Ognuno è libero di mettere quello che vuole che sia etero, gay, trans, cane o gatto, ma non si associ la figura del gay con l'essere vestito da pagliaccio perché mi incazzo come avessero rapato a zero la mia Barbie Cher. Dice Costanzo che sono ipocriti quelli che usano la parola "non vedente" anziché "cieco", ma allora non è ugualmente da ipocriti dire che uno truccato come quelli del Cirque Du Soleil non vada guardato con curiosità e divertimento? All'opinione pubblica fa troppo comodo associare immediatamente l'immagine dello stravagante a quella del gay e guada caso sono proprio i più pagliacci a beccarsi le foto e i primi piani durante i vari gay pride. Sono quelli come questo fantoccio qui, che durante una sciocca puntata del Maurizo Costanzo Show, si beccano tutte le inquadrature perché ad essere gay in giacca e camicia non si è abbastanza riconoscibili e allora facciamo vedere il ridicolo di turno che lui si che si vede che è gay senza il bisogno di mettere i titoli in sovraimpressione. Ho un sacco di amici gay e vi assicuro che nessuno si veste da matta e neanche questo è il punto, perché se si volessero vestire di bolle di sapone come Lady Gaga (che stimo ed è sempre nel mio cuore per aver fatto un disco strepitoso), per me lo potrebbero fare benissimo, come del resto mia zia può mettere un tubino nero aderente nonostnte abbia il punto vita di una botte o Bambola Ramona può andare in giro con due tette grosse come la cupola di San Pietro, ma non venite a dirmi che discrimino le persone perché le guardo in modo interdetto e non ditemi che essendo gay dovrei essere ancora più tollerante proprio perché vivo in continuazione una situazione di discriminazione sociale. Smettiamola di confondere il coraggio con il cattivo gusto.
Con questo duemilaotto concluso, so già che almeno per un paio di mesi, sbaglierò a scrivere la data che sono mica un tipo troppo sveglio io e mi ci vuole un po' per abituarmi alle novità. Figuriamoci che l'ultima volta che ho dovuto scrivere la mia data di nascita, ho scritto 24/04/2008 e mi hanno chiamato chiedendomi perché mai un bambino di sei mesi stava compilando la dichiarazione dei redditi. Comunque, fine anno e clima di resoconti vanno praticamente di pari passo e quindi, tra buoni propositi e bilanci, ecco che arriva la mia classifica dell'anno appena concluso.
1. Canzone più ascoltata.
Il contatore del mio iTunes segnala Piece Of Me di Britney Spears, subito seguita da Can't Speak French delle Girls Aloud. Se una volta si diceva che gli occhi sono lo specchio dell'anima, io consiglieri di dare un'occhiata agli ipod delle persone, si capisce molto di più da una playlist che dopo anni di terapia.
2. Telefilm preferito.
Nonostante sia stato più volte minacciato da nuove leve del calibro di Brothers and Sisters e Dexter, Scrubs rimane sempre al primo posto, per le sue trovate geniali come la puntata musical, per le sue inesauribili battute e per i suoi toccanti risvolti sentimentali che riescono sempre a farmi commuovere. Ok, cancellate quest'ultima frase, non crederete mica che piango durante un telefilm comico?! Ok, piango.
3. Film rivelazione.
Sebbene Batman Il Cavaliere Oscuro sia stato di gran lunga il film più bello ed emozionante dell'anno, credo che il premio rivelazione possa tranquillamente andare a Lars e una ragazza tutta sua, un piccolo film che mi ha fatto fracassare dalle risate (oltre ad avermi fatto commuovere, ma dopo aver confessato che piango anche per Scrubs, capisco di non essere più attendibile). Vero film rivelazione nonostante al botteghino italiano non abbia ottenuto il successo meritato. Secondo me un piccolo gioiellino della cinematografia.
4. Film puttanata dell'anno.
E Venne Il Giorno. Mi urto solo a ripensarci. Se lo giravo io sarebbe stato di sicuro fatto meglio e poi Mark Wahlberg rimane vestito per tutto il film e a questo punto mi domando per quale cavolo di motivo hanno scelto lui e non un pinco pallino qualunque. Sarebbe un po' come scritturare quella gran gnocca di Charlize Theron per il ruolo di una serial killer bruttina e psicopatica, andiamo, che credibilità potrebbe avere?!
5. Personaggio rivelazione dell'anno.
In questo lungo anno ho avuto modo di conoscere molte nuove persone e in molti si sono distinti per la loro simpatia, sincerità e schiettezza, ma solamente uno sarà il vincitore della categoria personaggio dell'anno 2008. Per aver dimostrato immediatamente affetto e generosità, and the winner is… Claudio! E pensare che la prima volta che mi si è presentato, lo avevo bollato come coglionazzo coatto, logorroico, meglio cambiare marciapiede quando lo incontro. Ora che lo ho conosciuto, posso dire che un po' coglionazzo lo è realmente, coatto non ne parliamo neanche e chiacchiera è praticamente il suo secondo nome. Ma è talmente carino che non si può non volergli bene...
6. Acquisto più fesso.
Senza dubbio quel profumo della Abercrombie comprato nello store di Londra e pagato la bellezza di cinquanta sterline (quasi sessanta euro), per poi scoprire che se lo avessi comprato in America mi sarebbe venuto circa 35 euro senza considerare poi il piccolissimo dettaglio che... è un profumo da donna. Ma dannazione, era accanto alle magliette da uomo e poi sentito in mezzo a tutto quell'profumo di incensi e con la musica a palla aveva un odore completamente differente.
7. Ricordo più bello.
Il viaggio in California, la strada incredibilmente dritta che scorre sotto i nostri piedi e il paesaggio che cambia alternando deserti, boschi e città. Un cd nello stereo e noi che cantiamo sbagliando le parole e quella sensazione di eccitazione, curiosità e spensieratezza che ci siamo portati dietro per tutto il viaggio e la consapevolezza che questi splendidi paesaggi, rimarrando indelebili nelle nostre menti per tutta la vita. Non esageriamo, facciamo due anni, che la mia memoria è sempre quella che è e fortuna che ho fatto un milione di foto.
8. Regalo ricevuto più bello.
Il regalo di compleanno del mio fidanzato. Ok, adesso non riesco a ricordare cos'era, ma questo è un dettaglio decisamente trascurabile, perché sono convinto che era un regalo bellissimo.
9. Frase più inflazionata del 2008.
Chi mi consoce sa che la mia memoria è paragonabile a quella di una mosca che continua a sbattere sul vetro trasparente della finestra. Anzi, diciamo pure che non ricordo mai un cazzo e che mi ripresento sessanta volte alle stesse persone che faccio le stesse domande a distanza di dieci minuti e che poggio le cose e ci metto mezz'ora per ritrovrle. Quindi direi senza dubbio che escludendo "Ciao come va?", la frase da me più pronunciata in questo 2008 è "Bho, non mi ricordo...". E con questo, buon duemilanovea tutti quelli che mi sono simpatici.
Che gli italiani abbiano le idee confuse su la festa di Halloween questo è un dato di fatto. Sprattutto perché quando ero piccolo io questo Allouin non esisteva neanche, ma poi sono arrivati gli americani con le loro diavolerie moderne e il nostro mondo da Piccolo Mugnaio Bianco che prepara i dolci per la sua amata Clementina si è sfaldato sotto i nostri piedi e la Mtv generation ha preso il sopravvento e i neri sono diventati i padroni della musica e la Apple ha invaso le nostre case e Halloween è diventata una festa acclamata anche da noi poveri italiani provincialotti che quando parliamo di maschere la prima cosa a cui pensiamo sono Pulcinella e Colombina. E così mi aggiro per una discoteca piena come se fosse capodanno e forse lo è veramente perché vedo uno che ha gli occhiali di quelli con la scritta 2008 al posto della montatura e poi c'è un ragazzo dietro a me è vestito da puffo e ha un paio di mutande bianche talmente gonfie che spero ci abbia messo dentro sette paia di calzini perché altrimenti ho davanti un grave caso di orchite galoppante e dei miei amici mi presentano uno che indossa una camicia bianca con il colletto a punta e un gilet nero ricamato e ha i capelli impomatati e sto per dirgli che è bella la sua maschera da Conte Dracula, ma poi mi fermo perché mi sa che ha solo poco gusto nel vestire e dietro di noi c'è il sosia di Pinguino di Batman, quello interpretato da Danny De Vito ma forse è solo uno troppo grasso e quel ragazzo laggiù è vestito da donna, ma ora che lo guardo bene mi sa che non è una maschera e una ragazza è conciata come Brandon Lee ne Il Corvo, ma forse ha solo il mascara sciolto per il troppo caldo e mi passa accanto il sosia di Frankestain e non sono sicuro che abbia una maschera in viso e quel tipo laggiù ha il corpo colorato di rosso e il colore gli sta colando sotto le ascelle e uno mi guarda negli occhi e mi abbraccia e non riconosco la gente in pieno giorno, figuriamoci con le luci stroboscopiche e il trucco da mostro che nasconde il viso e infatti mi sa che non lo conosco e io che sono crescito giocando con gli Scacciapensieri alimentati da batterie a bottone, questo Allouin propio non lo riesco a fare mio... ma non che il carnevale mi entusiasmidi più, intendiamoci.
TYLÖSAND, KRAMFORS, BESTÅ/INREDA. In un mondo normale già mi avrebbero internato credendomi posseduto dal demonio come in quella scena de L'Esorcista quando quella tenera bambina si mette a bestemmiare al contrario e si scopa il crocifisso. Ma il nostro fortunatamente un mondo normale non lo è e quindi so già che avrete capito che sto parlando di due divani Ikea e di un pratico Mobile TV con ante scorrevoli colorazione marrone-nero.
Perché è questo il vero assurdo dei nostri tempi, pronunciare con disinvoltura parole formate da sole consonanti e comprare mobili di colore marrone-nero che tutti i negozi del mondo hanno il legno wengé, ma Ikea invece ha il marrone-nero che in svedese si dice svartbrun e ringraziamo Gesù che in una parola di nove lettere ci hanno buttato dentro due vocali perché altrimenti pronunciarla sarebbe stato veramente impossibile e non sperate che il vostro comodino HEMNES marrone-nero si abbini con il letto wengé della Flou, perché allora non avete capito proprio un cavolo della filosofia Ikea che deve in qualche modo costringerti a comprare tutto di Ikea ed è proprio per questo motivo che questo marchio sta letteralmente invadendo le nostre case rendendole sempre più simili al percorso espositivo del negozio, che poi intendiamoci, il signor Ikea con i miei soldi ci ha ristrutturato un'ala del suo castello a Stoccolma e non si dica che io sono l'architetto snob e puzza sotto il naso che "Io queste cose dozzinali non le compro perché il mio appartamento è arredato solo con pezzi unici Bauhaus", perché in definitiva Ikea fa anche cose carine e costano talmente poco che lasciarle lì sarebbe un peccato mortale e ecco che anche io mi son trovato più volte a passare la domenica in fila davanti a una cassa Ikea, perché sul catalogo che ti spediscono a casa non c'è mica scritto di rimanere lontani dal negozio di fine settimana perché sono talmente assediati da sembrare di satre davanti al Senato per manifestare contro la Gelmini e io mi domando se le persone vadano lì perché hanno veramente bisogno di qualcosa o se semplicemente si danno appuntamento per fare una passeggiata che se vai ai giardinetti pubblici sono vuoti che su Saturno si potrebbe trovare più vita e invece da Ikea ci trovi i nonni che portano a spasso i nipotini e fanno insieme il percorso obbligato come fossero alla processione della Madonna Del Carmelo.
Che poi, uno se lo domanda anche come può costare così poco un soggiorno completo, mentre uno identico da Binacci Arredamenti lo paghi come fosse rivestito in foglia d'oro e tempestato di smeraldi e poi certo, quando ti accorgi che in realtà il legno è completamente vuoto (dicesi tamburato per i non addetti) e fatto con segatura pressata ormai è troppo tardi, e se la libreria BILLY si sfonda sotto il peso dell'enciclopedia dopo sole due settimane, che ci vogliamo fare, è costata talmente poco! E allora poi che fai, vai in un negozio serio a comprarne una nuova libreria in legno massello che duri per tutta la vita e la vita dei tuoi figli e dei figli dei tuoi figli, oppure torni da Ikea? Che domande, ovvio che si torna da Ikea, perché lì puoi scegliere tutto con calma e ti puoi sdraiare sui letti e toccare con mano la loro morbidezza e ho visto gente che simulava il cenone di natale attorno a un tavolo perché non sia mai che poi si scopre di stare stretti proprio il 25 dicembre con tutti i parenti e il timballo di lasagne in tavola e son sicuro che se le tavolette dei finti cessi nei finti bagni di Ikea non fossero accuratamente sigillate con silicone Saratoga, la gente ci andrebbe a pisciare solo per vedere se fa tanti o pochi schizzi e in definitiva è proprio questa la filosofia vincente di Ikea, farci sentire come fossimo a casa propria e più mobili Ikea avremo nelle nostre stanze e più a casa riusciremo a sentirci e io non sono uno di quelli che ce l'ha con i mobili imperfetti e dozzinali e che si rompono dopo sei mesi e che bisogna per giunta montarsi da soli, per carità, però quando entro in alcune case e guardandomi attorno posso ripassare a mente tutto il catalogo Ikea autunno inverno 2008 "…tavolino KOLSVIK 129.00 euro, libreria EXPEDIT 89.90 euro, mensola LACK 12.99 euro…", allora mi prende una tristezza che neanche vi sto a dire e per la cronaca, mi ci son voluti tre anni di Ikea per capire cosa diavolo fosse questo Smoland dove tutti si danno sempre appuntamento…