Partiamo con le notizie alla Wikipedia: è il 1964 e in seguito al grande successo della Barbie, la Hasbro decide di realizzare un bambolotto (anzi, una action figure, perché le bambole sono cose da femmina), avente le sembianze di un soldato dal nome G.I. Joe. Dato il grande successo del giocattolo, la Hasbro decide di produrre numerosi altri personaggi della stessa serie fino a formare un battaglione di "buoni" e uno con i loro antagonisti e io ovviamente avevo una collezione di questi pupazzi da perderci la testa con anche carri armati e veicoli corazzati e erano di gran lunga uno dei miei giochi preferiti che vi confido ho continuato a giocarci fino tipo ai sedici anni.
Sviscerate queste notizie utili a capirne lo spirito, torniamo ai giorni nostri e all'uscita nelle sale di G.I. Joe - La nascita dei Cobra e vi dico subito che se siete tipi da film sui Transformers, allora anche questo non vi deluderà, perché hanno praticamente la stessa impostazione e guarda caso anche il film sui robot è targato Hasbro e allora anche qui troviamo le scene con esplosioni a tutto volume e sparatorie mozzafiato e le battute ironiche per accontentare i ragazzi e un pizzico di sentimentalismo e d'amore per accontentare le ragazze e attori di grido per intrattenere un po' tutti e se Sienna Miller mora forse qualche punto lo perde, Channing Tatum incarna in pieno lo stile bambolotto americano da vero sbavv.... ad ogni inquadratura. Insomma, se vi piacciono i film con una trama esile come il vitino di Audrey Hepburne dei dialoghi che sembrano rubati a una conversazione tra cheerleader, ma scene sfrenate che tolgono il respiro e effetti speciali che non si vedevano così belli dai tempi di Matrix, allora questo film fa al caso vostro e io vi avviso che tutta la sequenza girata tra le strade di Parigi è una delle scene più emozionanti e spettacolari che si siano mai viste sul grande schermo e solo quella vale il prezzo del biglietto che pare un misto tra Mission Impossible, X-Men e Matrix e se gli incassi confermeranno le aspettative come pare (in America si piazza diritto dritto alla prima posizione dei film più visti nel wek-end) allora prepariamoci ad un secondo capitolo perché il finale ovviamente, è di quelli cliffhanger.
La TV di stato si rifiuta di trasmettere il trailer perché mostra delle immagini che alludono a fatti recenti inerenti la vita privata del Presidente del Consiglio e sono ritenute offensive per la sua reputazione. Ovviamente anche Mediaset, l'azienda di Berlusconi, si rifiuta di mostrare il trailer e il film di Erik Gandini, presentato tra le altre cose al Festival del Cinema di Venezia proprio in questo periodo, diventa immediatamente un martire della televisione, attirando ancora di più l'attenzione su di se. Il docu-film ci mostra un mondo che tutti conoscono già alla perfezione e ecco le aspiranti veline e letterine muoversi sinuose davanti ad una telecamera e le feste al Billionaire e poi i tronisti e la gente comune che farebbe di tutto per una foto con il divo di turno come se la fama si potesse trasferire da una persona all'altra con un click. Un mondo ampiamente conosciuto e ampiamente accettato. Fabrizio Corona, trova il tempo di mostrarsi nudo davanti alla telecamera, tanto per attirare ancora un po' più l'attenzione su di se e rimpolpare la sua fama di dannato della televisione italiana. Lele Mora mostra una faccia particolarmente inquietante che raggiunge l'apice quando fa vedere orgoglioso l'inno di faccetta nera, usata come suoneria del cellulare. Un giovane operaio si rende ridicolo credendo forse che questo film sia la sua grande occasione. Il Premier Silvio Berlusconi è accusato di aver confezionato ad arte, una televisione specchio di se stesso. Nulla che non si sapesse già. Niente di nuovo o in qualche modo sconvolgente. Dietro le tante chiacchiere e le censure, questo Videocracy ha l'ambizione di essere un film di denuncia politica, ma che in realtà diviene semplicemente una vetrina per l'ambizioso Erik Gandini, che confeziona ad arte un film dal montaggio impeccabile, il suo merito è quello di trasmetterlo facendo credere a tutti che stia svelando una scomoda verità, il suo difetto è quello di non dire nulla che non sia già stato detto. Ma intanto il suo nome risuona sui giornali per aver attaccato direttamente il Presidente del Consiglio. Basta apparire.

Non ci voleva poi questo grande genio per capire che da quel Milhouse in carne e ossa, non sarebbe mai potuto venir fuori un novello Brad Pitt e infatti... sarà pure arrivato al sesto capito di una delle saghe più acclamate della storia, però questo Daniel Radcliffe, tanto bellino non sta venendo su, ecco. Pare mio padre e invece ha solo vent'anni! Emma Watson invece ha sviluppato bene, lei si che è una figa, che poi per chi fosse vissuto fino ad oggi in un convento di suore di clausura, lei è quella che fa Hermione, quella biondina con tanti capelli mossi. Del film invece non vi dico nulla, ci sono andato solo per stare un po' insieme agli amici e poi sarebbe ridicolo parlarne dato che ho dormito per tutto il tempo. Fosse stato per me, avrei potuto tranquillamente stare a casa sul divano anziché su di una scomoda poltrona rossa. Mi son svegliato con un dolore al collo che neanche vi dico...
Il primo Terminator era veramente fico che negli anni ottanta tutti quegli effetti speciali parevano veramente una cosa avveniristica. Con il secondo capitolo la trama iniziava a scricchiolare, ma l'omino fatto di metallo fuso era qualcosa che al cinema non si era mai visto. Del terzo episodio neanche voglio parlare tanto era brutto e inutile. Questo quarto Terminator mescola un po' le carte in tavola e con un sapore un po' vintage resuscita i vecchi robot del primo capitolo affiancandoli però ad altri robot motocicletta abbastanza ridicoli. Cambiano i protagonisti anche se i personaggi gira che ti rigira sono sempre gli stessi anche se io degli episodi precedenti non ricordavo veramente una minchia. Del resto, l'unica cosa che mi basta sapere e il vero motivo per cui sono andato a vedere questo film, è che il nuovo protagonista è il mio già più volte osannato Christian Bale che detta tra noi non ne ha mai sbagliata una sin dai suoi esordi e si, dicono abbia un caratteraccio e che faccia scintille con tutti sul set, ma a uno con quel fisico, io potrei perdonare qualunque cosa. Alla fine della fiera, questo Terminator Salvation non è brutto, ma veramente inutile, una serie continua di esplosioni come non si vedrebbero neanche in un videogioco, per non parlare poi del Governatore della California completamente digitalizzato che compare per una manciata di minuti e lascia tutti con il punto di domanda del perché mai? E se uscendo dal cinema avete pensato anche solo per un istante di aver buttato i soldi, ripensate al terzo episodio, quelli si che erano soldi buttati.

Ah, io ve lo dico, il libro è decisamente meglio! No, non è vero, non lo ho neanche letto, però mi piaceva dirlo che fa tanto snob con la puzza sotto il naso di quelli che per tutta la durata del film continuano a ripetere a bassa voce cose del tipo: "...ma no, lui non doveva dire questo e poi hanno completamente tagliato il personaggio di Ivanka che era una figura chiave nel libro…!". Io il libro non l'ho letto che a me queste cose dove bisogna scoprire l'assassino mi fanno subito Jessica Flatcher e il vero nodo della questione però, è che mi basta vedere due abeti scossi dal vento e un lago di montagna che subito mi vengono in mente le atmosfere di Twin Peaks che del resto se quel telefilm mi ha turbato psicologicamente forse a questo punto il problema non è neanche più tanto mio, quanto piuttosto di David Lynch al quale dovrei chiedere seriamente un risarcimento per danni morali che la mia generazione si porta dentro questo macigno che se ne siete usciti ditemi voi come avete fatto che io ancora ci sto troppo sotto e poi la cornice con la foto di questa Harriet Vanger che è scomparsa ditemi voi se non è una scopiazzatura della ben più inquietante foto di Laura? Mettiamoci anche che il film è svedese e che per i primi quindici minuti la sensazione è quella di vedere un episodio de L'Ispettore Derrick, anche se a onor del vero, devo ammettere che non è un brutto film e anzi, in alcuni momenti è stato anche interessante, però c'è quest'atmosfera da pellicola svedese che aleggia che mi domando se l'avessero fatto gli americani, cosa ne sarebbe venuto fuori. Una porcata stile Le Verità Nascoste o un capolavoro alla I Soliti Sospetti? Inutile farsi tante domande e secondo me se vi è piaciuto il libro allora anche il film vi coinvolgerà che a quanto pare è stato fatto molto bene, ma se come me dei film gialli non ve ne frega nulla, bé allora andate a vedere Terminator Salvation. Io venerdì sarò in prima fila (vabbè, non proprio in prima fila che poi mi viene mal di testa diciamo a metà...)

Tanto ero stato a criticarlo, che poi alla fine ci sono andato pure io a vedere questo Angeli E Demoni, ma l'dea che mi ero fatto ancor prima di mettere piede nel cinema è stata più che confermata, è una vaccata colossale. Il libro non lo ho letto che avevo perso già abbastanza tempo con Il Codice Da Vinci che quantomeno però, le sue teorie su Leonardo potevano anche risultare interessanti, mentre qui invece le teorie sono ridotte a zero e il tutto si trasforma in un'enorme caccia al tesoro alla Giochi Senza Frontiere e io ve lo dico, uno dei miei sogni di bambino, è sempre stato quello di partecipare a Giochi Senza Frontiere, ma ora come ora potrei accontentarmi anche di American Gladiators.
Lo svolgimento dei fatti è paro paro quello del Codice Da Vinci, ma qui, anziché stare a Parigi, sono a Roma e però mi sa che Dan Brown a Roma non ci è mica mai stato che secondo me ha visto solo i dvd quelli che danno in allegato con L'Espresso o Panorama che altrimenti avrebbe saputo benissimo che la Fontana dei Quattro Fiumi di Piazza Navona è profonda più o meno come il bidet di casa mia e non ci affogherebbe dentro neanche un piccione e invece Tom Hanks ci si tuffa dentro come fosse agli europei di nuoto con un doppio carpiato e va a salvare il povero vescovo che sta affogando. Per non parlare poi del fatto che la fontana è completamente circondata da una piccola balaustra in ferro, ma questo è un dettaglio al quale Dan Brown evidentemente non ha mai fatto caso. Come non ha fatto caso che a Roma non viaggiamo con il teletrasporto e che anzi, rimanere imbottigliati nel traffico è il nostro sport preferito ma invece questi in quattro minuti questi riescono ad arrivare da San Pietro a Piazza Del Popolo e basta svoltare un angolo per trovarsi davanti alla chiesa di Santa Maria Della Vittoria che io evidentemente sono scemo che io la mattina ci metto mezz'ora solo per fare sei metri sul Lungotevere e questi invece sfrecciano come saette tra i vicoli e senza prendersi neanche un vaffanculo che questo è veramente un primato senza precedenti. Senza contare poi che questo Robert Langdom per accedere agli archivi vaticani non si sa che deve fare che ci mancava poco dovessero chiedere il permesso anche a di Dio, quando invece la mia amica Ariannina ci è andata per fare la tesina di fine anno e vi assicuro che non mi ha mai detto ci fossero stanze sotto vuoto come il prosciutto Rovagnati.
Insomma, il film è veramente idiotissimo che magari andrà bene per gli americani, ma non venite a prendere per i fondelli a me che a Roma ci son cresciuto e non salvo neanche Ewan McGregor con la sua monoespressione o Tom Hanks che è decisamente inutile o gli indovinelli che sono più semplici del Cruciverbone di Enrica e forse non mi sarò mai addormentato, ma ammetto di aver avuto serie difficoltà nel capire dove finisse lo spot della nuova Lancia Delta e dove invece iniziasse il film.

Io Star Trek non l'ho mai visto e quando dico mai, intendo proprio mai, neanche una volta per sbaglio cambiando canale e mi domando come sia stato possibile, dato che è uno dei telefilm più longevi della storia della televisione con le sue 6 serie iniziate nel 1966 e i suoi undici film (ovviamente l'ho letto su Wikipedia, figuriamoci se io so una cosa simile...). Conosco il Capitano Kirk e so come è fatto Spock perché insomma, va bene non aver mai visto un episodio, però non è che son vissuto su un'altro pianeta per trent'anni che non sapere delle orecchie a punta di Spock, sarebbe un po' come ignorare il fatto che la Regina Elisabetta si veste sempre con colori pastello insomma. Eppure, nonostante il mio più totale disinteresse iniziale, questo nuovo film intitolato solamente Star Trek, mi ha sempre intrigato e vuoi perché la regia è di J.J. Abrams che per la cronaca è lo stesso di Lost e Mission Impossible III e vuoi perché le musiche sono di Michale Giacchino e mettiamoci anche che finalmente i protagonisti sono dei teenager affascinati e non più quei vecchioni infilati in calzamaglie dai colori anni sessanta. La Zac Efron mania è approdata anche sull'Enterprise. Ebbene, arrivati a questo punto dovrei dirvi se il film mi è piaciuto o meno e ve lo direi anche volentieri, se non fosse che, lo ammetto, ho dormito praticamente per tutto il secondo tempo e ogni volta che ho aperto gli occhi ho visto solo esplosioni che per un istante, ho creduto fossi andato avedere uno spettacolo pirotecnico. Non che il film fosse brutto e neanche fatto male che anzi, ho sentito un sacco di buone recensioni e pure i miei amici e il mio ragazzo sono usciti dalla sala entusiasti, però a me di questi qui che vanno in giro per lo spazio a fare non si capisce bene cosa, mi interessa veramente come di un corso di poesia croata, che nella scena madre, in cui il giovane Kirk e il giovane Spock si incontrano per la prima volta facendo di quell'istante, un momento cult dell'intera serie, ecco, io stavo pensando al fatto che i miei nuovi jeans appena lavati sono perfetti, ma già dopo mezz'ora che li porto diventano larghi come una tuta. Ecco. E comunque, il giovane Kirk è decisamente un fico e su questo non ci sono discussioni.

Ora no, io lo capisco che un film auto celebrativo come questo, dove bisogna apparire per metà pellicola a petto nudo con dei muscoli da infarto e poi un videogioco per Xbox, Nintendo e PS3 e i pupazzi e le figurine e tutto il merchandising che ne conseguirà, farebbero gola a chiunque. Ma metterci anche una trama decente dentro questo X-Men Le Origini, proprio no eh?!
Che poi, pur di farlo uscire, Hugh Jackman ha fatto da attore, da produttore, ha scritto un pezzo di sceneggiatura e ci è mancato un pelo che non andasse cinema per cinema a portare le pellicole. E dire che Bryan Singer era riuscito a tirare fuori quasi dei capolavori con i primi due film... quasi mi pento di non esser andato a veder Hannah Montana, almeno mi seri fatto due risate.

Sto cercando le parole giuste per descrivere questo film. Diciamo che è una sorta di X-Men. Ma senza una trama. E con dei poteri più scarsi. E con una regia che sembra fatta da un ragazzino di quattro anni. In confronto una puntata de I Power Rangers potrebbe vincere il Leone D'Oro. Diciamo che il film è veramente una cagata colossale. Varrà almeno la pena guardarlo per quel gran fico di Chris Evans? No. Tanto non si spoglia mai.
Titoli di coda. Si accendono le luci in sala e io ho uno strano sguardo interdetto. Si, perché non ho capito bene dove vuole andare a parare questo film. La morale è forse che l'amore non ha ha né limiti, né convenzioni e che non dobbiamo precluderci nulla? Effettivamente ha ragione, perché anche io sono innamorato del mio fidanzato, ma anche della mia amica Sabrina che certe volte ho proprio bisogno di vederla e ridere con lei, però certo, da qui al farci del sesso... e non perché non sia attraente che anzi, ha pure un bel paio di tette sode, ma insomma, il problema è proprio questo: ha le tette!
Ma partiamo dall'inizio.
Diverso Da Chi? parla di due ragazzi, lui e l'altro sono fidanzati da anni e vivono insieme e sembra andare tutto bene quando l'altro conosce lei e scatta la scintilla e vanno a letto insieme non una, non due, non tre volte, ma ci danno giù come lemuri e si, anche Rupert Everett e Madonna in Sai che C'è Di Nuovo? andavano a letto insieme e lei rimaneva incinta, ma lui era ubriaco come una zucca e succede solo una volta e non si accoppiavano ogni momento neanche fossero in Basic Instinct. E invece in questo Diverso Da Chi? succede proprio questo. Ho sentito dire da molti che è un film di fantascienza, perché certe cose nella realtà non succedono, ma per un istante voglio dargli fiducia: e se in fondo in fondo, covassimo tutti dei pregiudizi nei confronti degli altri? E' vero che gli etero immaginano i gay come fossero sempre appena scesi da un carro del carnevale di Rio, ma se anche noi gay ci volessimo chiudere nelle nostre convinzioni di essere tutti uguali e integerrimi nelle noste idee? Certo è, che io un gay che ha una sbandata per una donna, non l'ho mai conosciuto e dire che ormai non sono più la novellina di una volta e di finocchi ne conosco abbastanza. E allora mi viene un dubbio: che esistano dei maschi gay che vanno silenziosamente in cerca di donne etero vergognandosi dei loro gesti, come tanti uomini sposati vanno in cerca di fugaci avventure omosessuali? Si effettivamente suona un po' fantascienza, ma una cosa è sicura però, che questo film racconta una storia, una semplice storia come può essere quella di Jack Lo Squartatore e non significa che se a Londra c'è stato un folle serial killer, allora tutti i londinesi siano degli assassini. Certo, la cosa assurda del film, è che questo Piero/Luca Argentero che è il protagonista, dice di non essere diventato magicamente etero e che non vuole stare con lei, ma ribadisce che lui è assolutamente gay e allora mi domando, ma se è veramente ricchione, che cavolo di attrazione può trovare per questa Adele/Claudia Gerini, oltre ad invidiarle la Birkin di Hermes?
Tra gag comiche e battute più o meno divertenti (una delle migliori è quella che dice che il 70% dei gay possiede un cane, perché con un cane si rimorchia più facilmente e detta così non fa troppo ridere, ma nel film è confezionata meglio e ora che ci penso anche io ai primi appuntamenti con il mio ragazzo mi son fatto prestare il cane da mia madre... ma questa è decisamente un'altra storia...), insomma, dicevo, tra gag comiche e battute divertenti, si sviluppa questo film che vuole mostrare uno spaccato ironico e critico della politica italiana (tutto ruota attorno all'elezione di un sindaco) e uno spaccato ironico e critico del mondo omo e eterosessuale e tante sono le tematiche trattate e l'intento mi sembra chiaro sia quello di non essere mai seri e ne viene fuori una sceneggiatura che probabilmente sarebbe stata perfetta per una commedia degli equivoci teatrale, ma che proiettata sul grande schermo fa un po' fatica a reggere. Nonostate tutto però, nonostante le pecche e la trama surreale, il film rimane comunque divertente e con un messaggio che definirei positivo, si, perché nessuno vuole convertire nessuno e ognuno è libero di fare la propria scelta in tranquillità e serenità e le famiglie non sono accusate delle devianze dei figli come cantava la stupida canzone di Povia uscita per strane coincidenze poche settimane prima della messa in onda del film e le due cose non sono minimamente paragonabili, perché il messaggio di Diverso Da Chi?, anche se trattato in maniera tremendamente ingenua e sciocca, sciocca, sciocca, rimane comunque un messaggiop positivo.
Certo però, che nella colonna sonora una canzone italiana ce la potevano pure mettere che alla fine avete fatto una commedia deficiente e non un blockbuster Hollywoodiano.
Watchmen è un film complicato. Prima di tutto perché dura sette ore e mezza che pare di vedere tutta la trilogia de Il Signore Degli Anelli senza interruzioni pubblicitarie, ma comunque niente panico, dura sempre meno di una puntata di Amici di Maria. Punto secondo perché, almeno qui in Italia, i fumetti non sono particolarmente popolari e quindi che questo Watchmen fosse stato uno dei graphic novel più importanti degli ultimi trent'anni credo lo sappiano in quattro. Mettiamoci poi che ha avuto una promozione pressoché inesistente che Roma è invasa dal sorriso un po' fesso di Luca Argentero che in ogni angolo ce lui che ti guarda dall'alto neanche fosse il padreterno, mentre dei poster di Watchmen, quelli con lo Smile schizzto di sangue, in giro neanche l'ombra e addirittura la mutisala in cui lo sono andato a vedere lo aveva schiaffato nella sala 18, quella da cento posti e con lo schermo grande come il televisore di casa mia che la sala grande era riservata per "Ex" e non so se mi siego. Insomma, io di questo Watchmen non conoscevo veramente nulla, ma adoro i supereroi e questo mi è bastato per andarlo a vedere.
La storia è piuttosto complessa e direi che posso riassumerla in due righe dicendo che siamo negli anni ottanta e c'è un gruppo di uomini comuni che decide di combattere il crimine indossando delle maschere. Si, comuni manco per un cazzo che se le danno di santa ragione che ci sono scazzottate che durano venti minuti e non si fanno neanche un graffio mentre io sbatto allo spigolo del comodino e mi spezzo il mignolino che non si capisce come possa fare così male una pezzo di corpo così inutile e piccolo e questi invece si sbattono contro i muri si rotolano in terra, cadono dal settimo piano e niente, una spolverata al vestito e via, belli più di prima. Quando uno di questi supereroi muore in circostanze misteriose, allora inizia il vero racconto in un crescendo di emozioni e credo che il film si possa dividere in due parti, la prima che poi è anche la più lunga e interessante, dove vengono presentati tuttui personaggi nel loro aspetto più umano, e la seconda un po' più action movie dove si susseguono scazzottamente e sparatorie e di combattimenti ne sa qualcosa il regista Zack Snyder che se non vi dice nulla, vi dico io che è quello di "300".
Come dicevo all'inizio, io il fumetto lo ignoravo fino a tre giorni fa che chiedetemi di cantare tutta l'Aida e lo faccio sedutastante, ma non parlatemi di fumetti che ho smesso di leggerli quando ho realizzato che Paperino non indossava i pantaloni, però mi dicono che questo Zack Snyder ha fatto di tutto per rendere la sua storia il più possibile simile a quella cartacea e il risultato è che persino i dialoghi sono gli stessi del fumetto e l'uso di rallenty nelle scene di azione spettacolari e violente, fa si che l'adrenalina non cali mai e le settantatré ore di film non risultino pesanti. In verità come sempre ho avuto al mio fianco i simpatici amici che pur di sconfiggere la noia si sono messi a giocare a filetto incidendosi la pelle con un taglierino e io non capisco cosa me li porto ancora a fare appresso che tanto non gli piacciono mai i film che scelgo io, mentre questo secondo me era proprio incantevole e con una colonna sonora strepitosa e un coinvolgimento eccellente, magari non come Il Cavaliere Oscuro, ma sicuramente uno dei migliori film di supereroi che abbia mai visto anche perché se il paragone sono I Fantastici Quattro o Daredevil, bhè, pure il mio Mimo Quiz è meglio.
Dovrei parlare delle tematiche nobili e intellettuali che affronta questo film, ma io direi di passare direttamente alla parte ormonella della pellicola, si, perché uno dei protagonisti maschili è Gufo Notturno (Patrick Wilson) che all'inizio ha dei capelli da denuncia e degli occhiali da nerd, ma poi si mette quella tutina tutta aderente e cazzarola quanto è interessante e quando dico interessante intendo da scortico che ora vado subito ad iscrivermi al suo fun club (qui in una vecchia pubblicita per GAP). Altro personaggio interessante è il Dottor Manhattan (Billy Crudup) che per metà film se ne va in giro con il battacchio al vento e vedere certe cose sul grande schermo è sempre una cosa strana che di solito fanno le inquadrature quelle tattiche per metterlo in ombra o coperto tipo vedo non vedo e qui invece è in bella mostra e si, lo so che è realizzato al computer, ma sempre di un pisello stiamo parlado. Ma basta parlare di uomini, perché c'è materiale interessante anche per quelli vecchia scuola che ancora preferiscono la pussy al pistolino e infatti abbiamo il personaggio di Spettro Di Seta (Malin Akerman) che insomma, è tutt'altro che una cozza.
Conclusioni: nonostante mi sia alzato da quella poltroncina con le piaghe da decubito sotto le chiappe, a me questo film è piaciuto, un pizzico di sentimento in più non gli avrebbe guastato, ma devo dire che quando sono apparsi i titoli di coda, mi è dispiaciuto.