Respiro affannoso, naso colante, muscoli e ossa doloranti. Credevo di non superare la notte e invece eccomi qui a conferma del fatto che l'erba cattiva non muore mai, o roba del genere. Del resto con trentasette e mezzo non bisogna scherzare. Sul comodino decine di scatole di pillole che la stanza potrebbe essere scambiata per la camera di Marilyn nel giorno del suo ritrovamento stramazzata al suolo. Prenderei qualunque cosa pur di farmi passare questo raffreddore maledetto che non mi lascia respirare. E pensare che fino a qualche anno fa ero un tipino tutto spremute di arancia e frutti rossi. Fatemi una cavolo di dose di TachiFlu per endovena e facciamola finita!
Eppure ricordo ancora la prima medicina che ho preso. Era uno sciroppo rosso zuccheroso al sapore di fragola e in verità non ho idea del perché lo prendessi o a cosa servisse, ma so che mia madre me ne dava un cucchiaio intero e io le dicevo sempre “Se ne prendo ancora magari guarisco prima!” e lei mi sorrideva amorevolmente e me ne dava una altra punta carezzandomi la testa come fossi un cucciolo di Labrador e io mi sentivo già meglio. Poi arrivò quell’altra medicina dal sapore talmente amaro che solo l’odore mi faceva venire da piangere e scappavo per tutta casa nascondendomi. “Perché devo prendere questo sciroppo quando quell’altro che è così dolce?” . "Questa è la medicina dei grandi, forza, apri bocca e manda giù!”. E mi infilava quel cucchiaio in gola senza neanche darmi il tempo di respirare e ero ancora un bambino, ma avevo già capito che diventare grandi non sarebbe stato affatto divertente.
Cambiavano le malattie e cambiavano anche le medicine da tracannare e man mano che crescevo, sembravano diventare sempre più amare e disgustose. Ce ne era una che aveva un sapore talmente schifoso che per riuscire a mandarla giù, dovevo metterla su di una zolletta di zucchero e ancora oggi mi domando per quale motivo compravamo lo zucchero in cubetti neanche fossimo un albergo o un bar, ma ora che ci penso faceva così chic prendere il te con le zollette che quasi quasi vado al supermercato e ne compro un pacco. Quando arrivò il momento delle pasticche fu la vera tragedia, perché sarei riuscito a mandar giù una nespola senza masticare, ma quelle pillole grandi come smarties proprio non volevano scendere e allora eccomi con un bicchiere d’acqua nella destra e la pasticca nella sinistra e “Metti in bocca e bevi, vedrai che va giù da sola e neanche te ne accorgi.” Tutte chiacchiere. Mi ci volevano in media dai sei ai dieci bicchieri di acqua per riuscire a ingoiare una pillolina e alla fine avevo la pancia talmente gonfia che se avessi sbattuto a uno spigolo, sarei esploso come un gavettone. Non capendo il perché dovessero essere ingoiate intere, una volta decisi di fare di testa mia e iniziai a masticare la pasticca e quando un sapore misto a calzini usati, carbone e petrolio si sprigionò nella bocca capii che certe volte era meglio seguire i consigli dei grandi senza farsi troppe domande. Quella fu l'ultima volta che masticai una pasticca.
Poi arrivò l’aerosol. Quella scatola che somigliava tanto al cestino dei ferri da cucire di mia madre, ma che al suo interno non conteneva matasse di lana colorata, bensì strumenti di tortura e puntualmente mi ritrovavo a passare ore con quella mascherina poggiata sul viso e a respirare quell’aria soffocante che poi quell’attrezzo faceva lo stesso rumore del motore di una cinquecento sgangherata e guardare La Stella Della Senna con quel coso vicino alle orecchie era decisamente impossibile e se adesso sono sordo non incolpiamo le discoteche o l’ipod perché io so che è tutta colpa dell’aerosol che questi son traumi che rimangono. Mio padre invece era della scuola di pensiero dei fumenti. Facevo uno starnuto e subito arrivava lui con un pentolino maleodorante e un canovaccio in mano "Facciamo un po’ di fumenti che ti liberi il naso?” Che domande, nooooo! Chi è quel bambino che vuole passare del tempo chino su di una scodella con il muco che cola dentro e un canovaccio sulla testa? Solo l'idea di assumere una tale posizione mi faceva impazzire e non potevo non immaginare la scena vista dall’esterno, anche se probabilmente il vapore mi avrebbe aperto tutti i pori e invigorito la pelle...
Unica nota positiva del raffreddore, era il Vicks VapoRub. Adoravo quei massaggi sul petto prima di dormire e sarei potuto stare ore con il pigiamino tirato su e la pancia scoperta mentre mi spalmavano quegli oli essenziali e quella crema al mentolo e ne avrei messo fino a consumarmi lo sterno che mi sembrava impossibile che una medicina potesse essere tanto gradevole e forse adesso capisco perché mi ammazzo di palestra ma non mi crescono i pettorali che chi sa cosa ci mettono dentro a questa crema che mi ha atrofizzato i muscoli. Comunque non capisco per quale motivo compiuti i dieci anni, il Vicks è sparito da casa che mica è come i giochi della chicco che sono divisi per fasce di età. Ho deciso, adesso vado in farmacia e me ne compro una confezione e basta con i giochi erotici la sera, da ora in poi prima di andare a dormire ci si spalma il Viks a vicenda e poi di corsa a nanna che se lo avessi fatto in passato a quest'ora sicuramente non sarei stato con questa sinusite che mi martella il cervello. Maledetto inverno... a Los Angeles dovevo nascere io, altro che Roma Caput Mundi, qui non si vede il sole da una settimana!
