7 giugno 2008. E anche quest'anno il Pride a Roma è andato.
In un clima di totale allegria e spensieratezza che quasi ci si stava dimenticando il perché siamo scesi ancora una volta per le strade della città a marciare uniti e compatti a ritmo di musica. Fortuna che poi ci hanno pensato i soliti urlatori al microfono a farci tornare il groppo in gola ricordandoci la storia dei diritti e dei pestaggi. E fortuna che poi ci son stati quegli altri lì a farci sorridere di nuovo quando ci hanno chiesto di cantare l'inno nazionale perché "Anche noi siamo cittadini italiani!!!" e allora giù con sei minuti di Fratelli d'Italia... neanche stessimo alla finale dei mondiali di calcio. Che poi, ci fosse stato anche solo uno tra la folla a cantare con la mano sul petto, ecco, forse la cosa sarebbe stata meno ridicola...
Tornato a casa accendo la televisione e mi sorprendo che il telegiornale nazionale non abbia minimamente accennato al Pride di Milano che si è svolto contestualmente. Tutte le telecamere puntate sulla manifestazione di Roma. Aveva ragione dunque la Carfagna, quando ha affermato che "Roma è la capitale della cristianità e quindi qui il gay pride è oltremodo provocatorio!"? E io che credevo di vivere nella capitale della Repubblica italiana... che pivello che sono... Che poi ve lo dico, dopo tutta quella camminata e la gente e l'umidità, e la musica e tutto il resto, io avevo un'ascella e una faccia lucida, neanche avessi fritto tutto il giorno involtini primavera.
